venerdì 19 ottobre, ore 21:15
Hazy Loper
California – folk gotico-zigano dell’Ovest
Patrick Kadyk, liutaio californiano, musicista autodidatta, fonda gli Hazy Loper nell'autunno del 2000. Ma costruisce strumenti già da quattro anni, esaudendo giorno dopo giorno il desiderio di avvicinarsi alla fonte del suono. Concentrandosi sugli strumenti a corda, realizza parecchi banjo e liuti che riflettono sia lo stile mid-west statunitense che quello est-europeo.

Il primo disco, Yonder Go (2001), è un'impresa domestica di Patrick e ormai un'ambita rarirà nel catalogo dell'Out of Round records, etichetta post-folk con base a San Francisco . Voci scure, lamentose cavalcano gli intricati mulinelli di banjo e fiddle. Il secondo album, Wander On (OoR 2003), che è anche il primo inciso in studio, ricorda migliaia di strade selvagge e solitarie: ai suoni root degli Stati Uniti si mischiano generi euro-asiatici coi loro tipici strumenti. Qui Patrick si apre alle collaborazioni: combina i suoi banjo e la sua voce con le tablas e le altre percussioni di Anah K (Down River), i clarinetti di Tim White, il mandolino e la tromba di Daryl Henline: il risultato è un affascinante sposalizio fra le sonorità degli Appalachi e quelle delle culture nomadi che da secoli percorrono il vecchio continente: incontro che riflette lo spirito cupo ed errabondo dei nomadi, dei solitari e dei cieli tempestosi che li incorniciano.
Con il secondo lavoro in studio, High in the Murk ( OoR 2004), gli Hazy Loper acquistano il talento di Devon Angus, anima artisticamente gemella di Patrick, e la sensibilità di Norman Rutherford, polistrumentista jolly, o meglio mentore di molti gruppi dell'Out of Round records: di cui è il fondatore, l'animatore, l'attivista. Altri affiliati dell'etichetta, Andrew Kushin e Peter Whitehead, contribuiscono al nuovo progetto degli Hazy Loper col basso acustico e il fiddle. Entrambi dediti agli strumenti a corda, Patrick e Devon si alternano al banjo e alla chitarra, si spartiscono la scrittura dei brani e il canto, arrivando anche a riarrangiare in maniera sorprendente insospettabili classici del calibro di Guns of Brixton (The Clash) e Gypsy Wife (Leonard Cohen). Ne deriva una melanconica scia di melodie serpeggianti, un antico mormorio come di foglie smistate dal vento.

Nello stesso anno, lo spirito collaborativo che anima l'Out of Round Records mette felicemente alla prova la tenuta artistica del duo Patrick+Devon, che non si risparmia un side project con alcuni membri dei Corner Tour: l'esito è un gruppo dal nome giocosamente esplicito (The Darklings) e un disco sterminato che unisce strumentistica scordata, esecuzione all'impronta, teatralità da busker, cantilene da pelle d'oca, tappeti e frenesie di fisarmoniche, ridondanze di spettri, naufragi asciutti, lamenti klezmer, inquietante e visionario candore, tenebre ben assortite. L'anno successivo Patrick e Devon rientrano nei ranghi degli Hazy Loper e nel 2006 escono col nuovo lavoro. The Ballad of Lucy Grey consacra la straordinaria alchimia del duo, che si cimenta in motivi ancora più sinistri. A sostenerlo - brano dopo brano, stavolta, anziché saltuariamente - un vero e proprio combo folk: Kushin al basso acustico, Morgan Fichter (Camper Van Beethoven) al fiddle e Will Waghorn alla batteria. Il disco è registrato in presa diretta da Rutherford: l'effetto è onirico e lussureggiante, ma con uno spigolo di furiosa crudeltà.
Coi loro strumenti realizzati nella bottega di Patrick, gli Hazy Loper hanno suonato intorno alle coste e in vari anfratti d'Europa, consapevoli che il loro gothic folk dai tratti gitani, originale e insieme senza tempo, unisce il nuovo al vecchio continente come se scaturisse da terre primordiali, indivise, dalle selve o dai gemiti di un inestinguibile fuoco di campo .