venerdì 15 aprile 2005, ore 21,30

AlchemicOrchestrA

SHOFAR
viaggio nella musica ebraica tra Klezmer e Sefardita

AlchemicOrchestrA è un gruppo formato da esecutori che hanno in comune la passione ed un'esperienza più che decennale per la musica tradizionale e folk (il leader, Stefano Zuffi fu uno dei fondatori della Scuola di musica popolare di Forlimpopoli e Marco Bartolini ne è l'attuale presidente). Passione che li ha portati per anni appunto a dividersi tra generi e stili, fintanto che le scarpe sono divenute strette: AlchemicOrchestrA, spazio liberato per la voglia di suonare, di riproporre, di dire con la propria voce quanto per anni si è ascoltato e studiato. Il gruppo ha un nucleo centrale stabile ed una serie di collaborazioni che variano a seconda delle occasioni o dei repertori, passando dal trio a dieci elementi, secondo le esigenze.

sul palco

Stefano Zuffi - Voce, ghironda, violino oud, saz, kaval
Ombretta Franc - Fisarmonica, percussioni, cetra
Marco Bartolini - Percussioni
Umberto Cavalli - Fisarmonica, chitarre
Antonella Bertini - Voce

Della musica della cultura ebraica ci hanno da sempre affascinato la struggente bellezza delle melodie e l'affascinante spiritualità che emana questa musica antica, dai sapori arcaici ed allo stesso tempo estremamente moderna, capace di rinnovarsi ad ogni ri-esecuzione: dono del sacro e valore dello spirito. Dalle melodie klezmer dell'Europa centro-orientale ai romanceros iberici ed alle danze arabizzanti del Sefarad (nome ebraico della Spagna), raccolte là dove gli Ebrei sono giunti, scacciati e perseguitati per secoli. In pratica un giro attorno al mediterraneo, quasi costa per costa, isola per isola, alla ricerca dei tasselli di un grande patrimonio musicale. Programma vivace e poetico allo stesso tempo, di facile e immediata fruizione per la semplice bellezza delle melodie, per i ritmi veloci e per le variazioni di tempo e ritmo che caratterizzano questo repertorio.

- Eccentrici percorsi musicali di AlchemicOrchestrA -
La voglia di esplorare e conoscere forme, strumenti e generi, di sentirsi parte del 'tutto' sottolineando gli specifici, le peculiarità di un mondo dagli orizzonti multipli. Non città che annullano, le metropoli della perdita d'identità, ma lo spazio urbano luogo di sintesi, di incontro, di sincretici contatti tra le culture. Fruttifera creolizzazione di suoni, meticcia metabolizzazione di generi, ricchezza del molteplice: AlchemicOrchestrA. AlchemicOrchestrA trae i propri repertori da infinite influenze musicali, da molteplici sollecitazioni fino a farne un genere, uno stile, non per questo perdendo i caratteri originari: la filologia rappresenta un importante elemento di conoscenza e pertanto ci appartiene come strumento di studio e di ricerca, senza però divenire limite al gesto di suonare inteso come esperienza di comunicazione, al suono come linguaggio intensificato, al canto come preghiera... Irlandese, klezmer, sefardita, bretone, gitano, greco serbo, musica dei rom... Definizioni a piacere: il medesimo piacere che proviamo noi stessi a suonare.

a ricostruire lo spazio e la luce sono i
CORPI ILLUMINANTI
di
Sandro Grassia

L’estetica modernista che ha frantumato il legame tra forma e funzione unificando il ”tempio” alla “raffineria”, il “teatro” al “silos”, ha creato enormi danni all’architettura e alla qualità di vita e di estetica nell’urbanistica post-industriale.
A creare danni su scala architettonica non è certo stata l’intuizione rivoluzionaria dei grandi progettisti ma bensì il diffuso manierismo che ne è seguito.
Nell’arte e nel design le cose sono andate in tutt’altro modo; la frantumazione degli schemi, il disintegrarsi delle categorie dei rapporti di forma e funzione hanno arricchito il mondo moderno di suggestioni tanto tecnologiche quanto intrisecamente romantiche.
E’ quello che accade per le opere-lampade di Sandro Grassia il quale riutilizza esclusivamente elementi presi dalla tecnologia industriale per comporre i suoi “corpi illuminanti”. In queste opere che sembrano semplici tubi e ghiere il rapporto forma funzione è superato da una equidistanza estetica ad ogni tipo di questione. L’uso, o meglio, il “riutilizzo” che è stato rivoluzionario è diventato rassicurante e discreto.

Cecilia Coppola